Il Consiglio Affari generali dell’Unione europea ha approvato una nuova strategia volta a proteggere i propri cittadini, valori ed economie.

L’approvazione costituisce l’ultimo tassello del percorso avviato nel 2017 con la Cooperazione strutturata e permanente (PESCO), aggiornato alla Bussola strategica. E intende fornire ai Paesi membri dell’Unione un pacchetto di strumenti efficaci per affrontare le nuove sfide alla sicurezza – come la crescente concorrenza per le risorse nei bacini marittimi intorno all’UE, il degrado ambientale e gli attacchi ibridi e informatici contro le infrastrutture.

Sei le coordinate di applicazione, tradotte in circa 150 azioni concrete:

  1. più esercitazioni di sicurezza marittima, con una presenza coordinata;
  2. maggiore cooperazione con gli interlocutori regionali e nazionali;
  3. più comunicazione e scambio di informazioni;
  4. migliore capacità collettiva di risposta e di gestione dei rischi e delle minacce alla sicurezza, a cominciare dalla protezione delle infrastrutture marittime critiche, subacquee e offshore, principalmente energetiche e di comunicazione;
  5. maggiore coinvolgimento delle industrie nello sviluppo delle capacità civili e militari di Difesa;
  6. maggiore accento sulle nuove competenze e la formazione specializzata.

Il primo punto riguarda, tra altro, il potenziamento della lotta contro la pirateria e gli atti di depredazione armata, la criminalità organizzata – compresi il traffico di migranti e la tratta di esseri umani – e la pesca non dichiarata, anche con il rafforzamento delle ispezioni nei porti dell’Unione. Il secondo, l’intensificazione dei partenariati con i Paesi e le organizzazioni regionali e internazionali che condividono i medesimi principi, in modo da promuovere il dialogo e le migliori pratiche e di sostenere la Convenzione ONU sul Diritto del mare.

Tra le azioni principali del terzo figurano l’integrazione di soluzioni spaziali e il rafforzamento della sorveglianza mediante navi pattuglia, costiere e offshore, al servizio della conoscenza. Mentre per il quarto, la gestione dei rischi e delle minacce, è previsto – oltre alle esercitazioni periodiche – anche il miglioramento degli allarmi rapidi e delle previsioni climatiche, come l’innalzamento del livello del mare e le onde di tempesta.

In quanto agli ultimi due punti, si tratta di sviluppare i requisiti comuni per le tecnologie di Difesa a livello sottomarino e di superficie, costruire sistemi interoperabili senza equipaggio per monitorare le infrastrutture critiche, intensificare i lavori sui progetti di cooperazione e condurre programmi di formazione aperti anche a partner di Paesi terzi.Un passo in avanti importante – anche in considerazione del fatto che, a fine settembre, l’Italia ha assunto il Comando della Forza Marittima Europea (EUROMARFOR), iniziando così il suo mandato biennale. Parliamo di una Forza non permanente, costituita nel 1995 da Francia, Italia, Portogallo e Spagna, con un comando a rotazione e dispiegabile anche in ambito NATO e ONU. Che agisce come organismo internazionale per le missioni umanitarie, di mantenimento della pace, di prevenzione delle crisi e di sicurezza marittima.