Integrazione interforze e multidominio, ricerca e innovazione tecnologica, sinergie industriali e procurement: questi alcuni dei principali temi contenuti nel Documento di programmazione 2023-2025, volto al rafforzamento della Difesa e della sicurezza.

Tra le coordinate strategiche, il testo indica infatti il bilanciamento tra le componenti della Difesa. Tale da portare entro il 2026 a una capacità modulare, scalabile, dimensionata per le operazioni nei cinque domini, logisticamente autonoma e sempre integrabile nei dispositivi multinazionali. Un percorso interforze, nel quale l’organizzazione delle attività addestrative rimane una priorità – e l’esercitazione Joint Stars svolta a maggio di quest’anno, che ha impiegato 900 mezzi e circa 5mila donne e uomini provenienti da tutte le Forze Armate e dalle componenti civili, ne è un ottimo esempio.

Il documento sottolinea inoltre l’importanza delle capacità trasversali nei diversi domini. Un aspetto, questo, fondamentale anche per la crescita – laddove la Blue Economy italiana vale circa 9% del PIL e si stima influisca per l’85-90% sui volumi degli scambi commerciali nel mondo, mentre la Space Economy (con le sue 20mila aziende e una filiera completa) vale 50 miliardi. Infatti, in quest’ultimo ambito, il documento riprende tre obiettivi previsti dalla ‘Strategia Spaziale della Difesa’, elaborata dallo Stato Maggiore:

  • evolvere le capacità di supporto alle attività a Terra;
  • utilizzare le sinergie tra il mondo della Difesa e quello commerciale per conseguire la Space Domain Awareness;
  • difendere l’operatività degli assetti di interesse.

Nel documento viene pertanto rilevato come il successo nello sviluppo delle capacità sia legato alla promozione di una “rinnovata sinergia” con l’Industria nazionale di settore, che dovrà evolvere verso un vero e proprio “Sistema Difesa”. Concentrando gli investimenti su programmi moderni e avanzati, che stimolino la ricerca di nuove tecnologie da impiegare nei futuri sistemi, e sviluppando collaborazioni solide – anche a livello internazionale.

Infatti, in quanto al procurement, più del 90% dei fondi è dedicato alla modernizzazione. Parliamo di 33 programmi in aggiunta ai 193 già in corso e che guardano alle principali missioni della Difesa: la sicurezza del territorio e della popolazione e la sostenibilità ambientale, economica e sociale. Con un’attenzione particolare alle professionalità, alle nuove competenze, alla formazione e al ricambio generazionale, ma anche alle imprese (comprese le piccole e le start-up), il Made In Italy e lo sviluppo infrastrutturale.

Tra le singole voci, quella con il finanziamento più alto è la partecipazione italiana al Global Air Combat Programme (GCAP), portato avanti assieme al Regno Unito e al Giappone. Un progetto destinato ad avere dei risvolti importanti in termini sia di sviluppo tecnologico, sia di crescita sistemica della filiera produttiva del settore Difesa, dunque dell’intero sistema-Paese.